Attraverso
la sua simbologia, la Massoneria
riesce a parlare con un linguaggio
unico a coloro che, nei diversi
paesi, cercano la verità e
riesce a comunicare loro
qualcosa di intimo e determinante,
un “segreto” che
non si può esprimere
in nessun altro modo se non
con una rappresentazione.
Ed anche la sua immutabilità rappresenta
un grande vantaggio del simbolo
rispetto alla espressione
in parole di un comandamento.
In tal modo, da una parte
si fissa per tutti i tempi
il comune pensiero di base:
viene impedito, per quanto
possibile, un allontanarsi
della volontà iniziale;
d’altra parte, pur
osservando i principi di
validità generale,
la libertà ammorbidisce
e protegge, secondo lo spirito
ed il sentimento, l’insegnamento
massonico dal pericolo, sempre
presente, di un irrigidimento
dogmatico.
E così, praticando i simboli del rituale massonico, gli uomini d’oggi
vedono con eguale intensità gli stessi prototipi dell’etica che
sono a base dei simboli, come li vedevano cento e centocinquanta anni fa i loro
precursori nella fratellanza.
Ed ancora: anche uomini che hanno preso posizione di fronte alla realtà ed
all’esattezza, hanno profondamente radicata la tendenza al culto. Questa
necessità è compresa perfettamente dal sistema simbolico della
Massoneria. I simboli sono stati desunti per una notevole parte dalle corporazioni
dei muratori che nel medioevo costruivano le cattedrali. In che maniera già allora
dominasse lo spirito, fino a che punto fosse decisiva ai fini del lavoro, la
singola opera dello scalpellino, si può oggi apprezzare solo con difficoltà.
Ma allora, come sempre, la Massoneria ha conservato le disposizioni desunte dalle
vecchie corporazioni di mestiere. Anche essa è arte costruttiva, che trasfonde
gli insegnamenti del lavoro manuale alla erezione del tempio dello spirito. Una
costruzione, che esige un duplice lavoro, l’erezione di un tempio di purezza
nel proprio cuore e l’impegno di rendere più bello e luminoso il
mondo.